
Kamtathor aveva lasciato in piena notte la sua stanza. Qualcuno infatti gli aveva passato un foglietto sotto la porta: una richiesta d'incontro di lì a un'ora presso la locanda dell'incudine infranta. Una volta sceso dal montacarichi a levitazione si era accorto di essere seguito. Uno strano individuo, vestito di nero, con una maschera, lo seguiva senza apparentemente far nulla per non farsi notare. L'elfo decise di fargli un agguato, voltato rapidamente un angolo si apposto in attesa che l'inseguitore passasse, ma invano. Passarono prima i secondi, poi i minuti e nessuno superava il punto che Kamtathor presidiava. Quando finalmente decise di affacciarsi, un violento pugno lo colpì in pieno volto facendolo indietreggiare. Com'era possibile pensò tra se. I suoi sensi da elfo erano all'erta e in attesa, eppure non aveva percepito la presenza del nemico. Costui, chiunque fosse, non voleva soltanto seguirlo, era lì per ucciderlo. Con una spettacolare acrobazia Kamtathor ristabilì le distanze e nello stesso tempo estrasse il falchion, assumendo una posizione difensiva. L'avversario estrasse una coppia di pugnali esotici e incominciò lo scontro. L'elfo usava tutte le proprie tecniche di combattimento che lo avevano reso celebre, dalle mosse da sbruffone al pianto implorante, ma niente. Non riusciva nemmeno a portare a segno un singolo colpo, mentre il suo avversario era rapido, preciso e letale.
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Kamtathor era in difficoltà, il sangue gli andava negli occhi rendendogli difficile tenerli aperti. Infine cadde a terra. Le sue pulsazioni erano al massimo e il dolore insopportabile, il nemico per la prima volta avanzò con troppa sicurezza con l'intento di dargli il colpo di grazia. Questa volta però le cose non gli andarono come aveva previsto, infatti Kamtathor aveva liberato la bestia. Per lungo tempo era riuscito a trattenerla dentro di sé ma adesso era il momento giusto di darle sfogo. Il suo volto era contratto in una smorfia ferale e con un balzo si avventò contro il suo avversario azzannandogli una spalla. Colto impreparato l'assassino non poté fare altro che subire questo assalto. La furia dell'elfo era incontenibile, divenuto licantropo non percepiva più dolore, però nonostante questa sua nuova forma si accorse di una cosa terribile: i suoi colpi venivano comunque abilmente evitati, mentre il nemico difficilmente mancava il bersaglio. Tenacemente, accortosi che le forze gli venivano meno azzardò un'ultima disperata mossa. Lasciata la guarda volontariamente aperta si fece colpire frontalmente, così facendo riuscì ad afferrare l'avversario e stringerlo in una morsa letale. Una volta avvinghiati gli sferrò una possente testata facendogli cadere la maschera e... quel che vide lo spavento a tal punto da fargli lasciare la presa. L'avversario né approfittò subito, infliggendogli un ultimo colpo letale. Così moriva Kamtathor Menelikk Suthor il cavalcatori...









